martedì 23 ottobre 2007

Premessa

Mi accingo oggi a "postare" questo Blog che trasformerò nel diario di viaggio della vacanza in camper dello scorso anno in Sicilia. Il diario è già scritto, lo scrivevo tutte le sere al rientro dalle visite e dalle escursioni. Le foto digitali non mi mancano (ne ho scattate circa 1000!) e ho anche alcuni filmatini fatti con la macchina fotografica digitale. Anche se i veri filmati li ha fatti Giuseppe (è bravissimo) con una videocamera digitale vera, e da quelli ne trarrò un DVD. Con le fotografie ho già fatto un bel DVD con musica tradizionale siciliana. Questo vuol essere un ricordo del viaggio da inviare ai miei amici e il "compito a casa" dell'UTE - Università della Terza Età. Sì, perchè proprio lì mi hanno insegnato ad usare questo strumento che mi sembra molto appropriato anche per dei diari di viaggio. Peccato però non poter caricare più fotografie. Finito questo mi accingerò a postare (che brutta parola, ma mi dicono che si dice così!) anche il diario delle vacanze di quest'anno in Spagna e Portogallo.
ATTENZIONE: cliccando sulle foto, se ne ottiene un'ingrandimento.

Pupi siciliani a Catania

Antico carretto siciliano

Le nostre due compagne di viaggio

11 agosto – venerdì: Lido di Volano

Sono già 14 giorni che siamo qui alla nostra casa al Lido di Volano. Ci siamo arrivati da Cinisello Balsamo (nostra residenza) io, mio marito e le nostre due gatte con il camper e la moto caricata sul portamoto, in previsione di partire dopo la metà di agosto per un viaggio in Sicilia.
Il progetto del viaggio ce lo siamo studiato qui a Volano, con giude, cartine, navigatore, ma soprattutto grazie all'aiuto di nostri amici siciliani che ci hanno dato un elenco di cose "assolutamente da non perdere". La previsione è di fare il periplo dell'isola in senso orario, con una digressione verso l'interno per visitare Caltagirone, Piazza Armerina e Ragusa. Il tempo in questi giorni non è stato bellissimo, anzi! Abbiamo potuto fare solo tre gite con il kajak appena acquistato: una al porto di Goro, uno all'Isola dell'Amore e un'altra tra i canneti della foce del Po di Volano, tra labirinti di canali e canaletti, aironi, garzette, germani reali e cormorani. Siamo andati spesso in bicicletta nella bella pineta che costeggia per 8 chilometri il mare e dove vive una nutrita famiglia di daini che spesso ci tagliano la strada o si fanno intravvedere tra il sottobosco. Le giornate sono trascorse tranquille, in attesa della partenza per la Sicilia. Non vogliamo andarci nel pieno della stagione e trovarci in mezzo a tanta confusione.
Visto che abbiamo tempo fin verso la metà di settembre, pensavamo di partire dopo ferragosto, ma, da una parte il brutto tempo e, dall'altra, la possibilità di viaggiare, almeno nelle due tappe di spostamento senza il traffico pesante, ci hanno portato alla decisione di partire domattina. Quindi è già da un paio di giorni che stiamo lavorando per sistemare il camper, caricare le provviste, per pulire la casa e per fare i soliti inevitabili bucati... Abbiamo anche sistemato il giradino e colto le due bellissime angurie che sono ormai mature al punto giusto per portarle con noi e gustarle durante il viaggio.

14 agosto – lunedì: gita in moto a Taormina e gole di Alcantara

E’ arrivata finalmente l’ora di muoverci con la moto. Partiamo in direzione Taormina verso le 9.00 ma già il traffico sulla statale è pazzesco: tutti che si muovono, che lasciano la macchina in seconda fila o impedendo completamente ogni viabilità. Arriviamo però discretamente bene (vista la situazione generale) e parcheggiamo praticamente in centro. Tanti turisti, ma proprio bello. La giornata favorisce offrendo panorami mozzafiato dal Teatro greco e dalla Piazzetta. Anche se c'ero già stata da ragazzina con mio padre, l'emozione alla vista di tanta bellezza è sempre grande. Meravigliosi sono anche gli scorci di alcuni vicoletti. Primo assaggio d’obbligo della famosa granita siciliana al caffè: davvero ottima. Al ritorno puntiamo a nord e prendiamo la litoranea per ammirare le famose spiagge ed i faraglioni di Taormina. Ora sono proprio affollate, ma non perdono il fascino di un mare unico. Rimpiango di non essere stata coerente con i miei insegnamenti: sempre sotto un costume e portarsi un asciugamano, in qualsiasi gita, non si sa mai…
Dopo ci avviamo verso le gole di Alcantara e subito dall’alto rabbia per il costume che ho sempre, e proprio oggi….. Ci si offre un paesaggio incredibile di un fiume che scorre tra rocce di basalto lavico nero uscendo da gole incredibilmente alte e strette. C’è ovviamente molta gente, ma lo spettacolo è ancora una volta mozzafiato. Ci accontentiamo di fare un percorso breve con gli stivali salopette (puzza di piedi incredibile!), ma in questo sono stata previdente: ho portato dei calzini ed un asciugamanino.
Si scende per una scala e ci si addentra con i piedi in un’acqua fredda (si sente anche dagli stivali!), tra le gole, lo spettacolo non si può descrivere, speriamo siano venute bene le foto ed il film. Giuseppe prende al volo una piccola biscia d’acqua che nuota, portata dalla corrente, proprio nel punto di maggior affollamento. Mi immagino il panico se l’avessero avvistata altri turisti! Ci inoltriamo tra truppe di persone bardate per fare canyoning con avanti l’istruttore. Loro faranno un percorso più lungo e difficoltoso. C’è anche un’alta cascata (gelida) e sotto ci vanno i soliti eroi a farsi fotografare. Molti sono in costume, ma con la pelle d’oca e tremano per l’acqua davvero fredda. Arriviamo fino alla prima cascatella dove l’acqua diventa vorticosa e procedere sarebbe oltremodo difficile e rischioso per tutto quello che abbiamo con noi infognato nella salopette/stivali: documenti, telefonini, telecamera, macchina fotografica eccetera. Peccato davvero, anche se poi a posteriori ripenso al bagno di ieri e come un paio di onde alte, che mi hanno fatto perdere l’equilibrio, mi abbiano messo a KO con la schiena. Infatti un altro gruppo di ritorno si lasciava trasportare e cadere dalla cascatella con l’attrezzatura, la muta, il casco ed il giubbotto galleggiante. Mangiamo al self-service che sono già le 15,00, io pesce spada e Giuseppe prosciutto e melone (tanto per cambiare!). Al ritorno ci fermiamo ad uno SMA e facciamo un po’ di spesa: poco, quello che ci sta nel bauletto. Una doccia fredda ristoratrice ci attende al camper, insieme alle nostre due micette. Telefono alla mamma della Rita e rimaniamo d’accordo che ci sentiamo domani per vederci a casa sua a Riposto. Telefono anche a Salvo ma non risponde. Oggi abbiamo fatto 52 chilometri in moto.

12 agosto – sabato: Volano/Lamezia Terme

Questa mattina la sveglia era alle 6. Per fortuna da tre giorni non ho quel mal di testa che mi ha tormentato negli ultimi giorni. Avevamo fatto tutto ieri, per cui alle 7,45 siamo partiti. Il contachilometri alla partenza da Volano segna 33.700. Inizialmente avevamo previsto di fermarci a dormire a Castel Gandolfo come ci aveva suggerito Giorgio, ma già ragionando ieri, avevamo deciso di arrivare più a sud possibile. Forse anche a Reggio Calabria. Questo anche perché lunedì il museo per vedere i bronzi di Riace è chiuso. Pensiamo pertanto di passare la notte in un’area di sosta proprio vicino al museo, visitarlo in mattinata e poi prendere il traghetto. Fino ad ora il viaggio è andato benissimo, niente traffico e quasi tutta superstrada da Ravenna fino ad Orte dove abbiamo preso l’A1. Ora siamo usciti a Salerno e abbiamo incontrato la prima coda. Il navigatore ci dava alla partenza l’arrivo alle 19,20, poi alle 20,30, ora alle 21,30. Vedremo. Già vediamo i primi lavori in corso e da 4 corsie si passa a 2. Però il traffico sembra un po’ diminuito rispetto le tratte più a nord, forse anche per l’orario. Ora sono le 17,30.

13 agosto – domenica: Lamezia Terme/ Marina di Cottone

Ieri la giornata è finita poi in un’area di servizio a Lamezia Terme verso le 22,30. Ci eravamo fermati a mangiare un po’ prima. Non siamo riusciti a Raggiungere Reggio Calabria a causa dei lavori sull’autostrada e delle numerose code.
Niente di eccezionale, ma non ce la sentivamo di arrivare a mezzanotte in una città con poche e vaghe segnalazioni su aree di sosta. La scelta si è poi rilevata la migliore. Peccato che Giuseppe, dopo aver guidato mirabilmente (salvo un paio di distrazioni), per quasi 1000 chilometri, non sia riuscito a dormire a causa di un TIR frigo che ci si è fermato vicino con il motore acceso tutta notte. Sveglia alle 6, partenza alle 7, arrivo al museo di Reggio poco dopo l’apertura alle 9. Abbiamo girato le sale velocemente per arrivare a quello che eravamo venuti a vedere: i Bronzi di Riace. Bellissimi. Una visione davvero emozionante! Da quanti anni avevo sognato quell'incontro! Dopo quasi un’ora di coda ci imbarchiamo (avevamo acquistato i biglietti in un’autogrill sull’autostrada, ma abbiamo sbagliato: sono di una compagnia privata pienissima, mentre i traghetti delle FS non avevano attese, anzi, partivano mezzi vuoti). Sempre meglio comunque delle 3 ore di cui parlava la radio ieri. Primo assaggio di Sicilia: arancini mangiati a bordo del traghetto! Poi a Messina, dopo un po’ di giri a vuoto vediamo di corsa il duomo prima che chiuda, ma la cosa che ci ha più sorpreso è il campanile tutto movibile con l’orologio astronomico, le fasi della luna, le fasi della vita (ogni quarto d’ora) e tante altre simbologie. E’ il più grande d’Europa, ovviamente costruito dai maestri di Strasburgo. E’ visitabile, peccato non averlo fatto. Usciamo da Messina con l’autostrada e la costa in basso è meravigliosa, ma quando usciamo e imbocchiamo la statale è un disastro: poco più che un vicolo tra le case con macchine posteggiate da ambo i lati e, pur essendo a doppia corsia, solo lo spazio per un solo veicolo! Cerchiamo campeggi, aree di sosta, ma c’è il tutto esaurito e ci tocca far manovre in posti del tutto improbabili. Confusione, sporcizia, macchine e camper dappertutto. Oltrepassiamo Taormina e Giardini di Naxos in autostrada (viste le brutte esperienze descritte nei diari di viaggio di alcuni camperisti. Ci stiamo inquietando quando un gestore di un pessimo, ma altisonante “Camping Internazionale” ci indica un’area di sosta dopo 5 Km a Marina di Cottone.
Quando arriviamo dopo numerosi altri giri a vuoto tra viuzze strettissime e sporche, non crediamo quasi ai nostri occhi: Un’area nuova, a terrazze, coperta da teloni verdi, pulitissima, con l’erba su ogni piazzola, servizi, corrente e numerosi posti liberi! Unico neo, è vicino a una pista di go-cart e si sente ogni tanto il rumore dei motori, ma nulla in confronto alla notte scorsa. Andiamo anche al mare per un bagno verso le 17. Casino immane di famiglie che bivaccano, sulla spiaggia di sassolini, con gazebo, tavolini, frigo ecc. Il mare però è bello e un po’ mosso: è una bella sferzata che ci ridona un po’ di energia. Il tutto è in un’area naturalistica della foce del Fiume Freddo, ma tutto il casino e la fiera paesana (anche se siamo lontani dall’abitato) che c’è in giro, tutto fa pensare, meno che ad un’oasi naturalistica! Ma siamo in Sicilia e dobbiamo capire ed avere pazienza, anche se qualche maledizione a Cuffaro gliel’abbiamo mandata e qualche parolaccia a qualche automobilista maleducato è arrivata. La serata è fresca e piacevole, ma siamo stanchi e ora si va a nanna (prima però vado a comperare un gelato che mi ha chiesto Giuseppe).
Oggi abbiamo percorso 225 chilometri in camper.

16 agosto – mercoledì: gita in moto sull'Etna

Abbiamo già preparato tutto ieri sera e partiamo abbastanza presto (verso le 9.00). Anche se abbiamo ben guardato le cartine ed il navigatore ieri sera, le indicazioni portavano alla zona nord dell’Etna, al Rifugio Critelli e non dove volevamo noi al Rifugio Sapienza a sud. Abbiamo fatto quindi un po’ di giri a vuoto (bello comunque) e finalmente imbocchiamo la strada giusta da Zafferana Etnea. Riusciamo anche a fare benzina e ci togliamo un pensiero. Saliamo tra una vegetazione rigogliosa che cambia in rapporto all’altitudine: noccioli, castagne, abeti, ma inframmezzati da veri torrenti lavici, di antica storia, di impressionante grandezza. Arriviamo alla base della bidonvia a 1700 metri e lì si vedono i danni della colata di lava del 1992 che distrusse tutto: riuscirono a salvare solo il rifugio Sapienza. Scegliamo di fare l’escursione completa (45 euro a testa!) e prima saliamo con la bidonvia superando pendii impervi formati dalla colata del 92 e dove sono state ricavate le piste da sci e alcuni impianti. Poi prendiamo dei pulmini fuoristrada che per uno sterrato ricavato nella Valle del Bove in uno spettacolare paesaggio lunare, ci porta a quota 2940. La guida ci conduce a fare il periplo del cono dell’ultima grossa colata, quella del 2002 e del 2003. Ci spiega tutto e ci fa sentire il calore che ancora si sprigiona dalle rocce laviche e impressiona il cratere che ancora fuma ed emana vapori acquei solforosi. Dopo il giro con la giuda ci facciamo una camminata a piedi su quel terreno lunare che sembra neve incontaminata, ma nera. Anche il rumore, camminandoci sopra, è lo stesso. E’ tutto emozionante ed impressionante per la maestosità, per la potenza che emana “a Muntagna” e ce ne andiamo con un po’ di rammarico, ma la stanchezza non perdona: ci aspettano una quarantina di chilometri di strade sconnesse in moto! Rientriamo stanchissimi, carichiamo la moto e ora programmiamo la tappa di domani: Catania? Siracusa? Dove arriveremo? I chilometri in moto oggi sono stati in tutto 90.

15 agosto – martedì: riposo e gita in moto a Riposto

Ferragosto. Giornata di riposo. Un unico impegno: vederci con la mamma di Maririta alle 18,30. Con comodo ci alziamo (la notte scorsa c’è stata musica e spettacolo fino a tardi qui al campeggio, ma noi abbiamo preferito rimanere in camper a leggere) e andiamo a fare un bagno. Solito spettacolo: ombrelloni, gazebo, barbecue, tavolate, di tutto, di più. Qui si mangia a tutte le ore, basta mangiare. Del resto, basta vedere il peso medio della popolazione sopra i 20…. L’acqua è sempre bella, freddina, ma limpida, anche se a pochi chilometri da qui è vietata la balneazione per mare inquinato, ma è sempre pieno lo stesso. Pranzo leggero: prosciutto e melone e apriamo finalmente la nostra prima anguria. Dolce, ma molto acquosa: del resto gli ultimi giorni ha sempre piovuto, mentre avrebbe avuto bisogno di un po’ di sole. Pomeriggio riposino e poi ci prepariamo per la visita. Arriviamo a Riposto (circa 10 Km) con la litoranea, tra mucchi impressionanti di immondizie vicino ai cassonetti: a volte arrivano fino al centro della carreggiata. Vediamo la mamma della Rita, la sua nuova bella casa, Elisa, la sua amica.. Rita ci invita a mangiare delle specialità siciliane in un locale con i tavolini nei giardini al fresco: buonissimi, dove incontriamo anche Salvo. Poi con Salvo facciamo due passi lungo il porto dove stanno terminando i festeggiamenti (con relativi fuochi d’artificio) per la Madonna e ci parla dei suoi problemi. Ci fa conoscere il Sindaco Ds di Riposto.
Oggi abbiamo percorso 25 chilometri in moto.

17 agosto– giovedì: visita a Catania e arrivo a Fontanebianche

Siamo partiti abbastanza presto e nel costeggiare la bellissima costa ci siamo fermati per vedere la rocca di Aci Castello e, in lontananza, le Isole dei Ciclopi da dove, ci hanno spiegato le guide dell’Etna, è iniziata la prima eruzione dal mare. Alle 10,00 eravamo già a Catania. Grazie al navigatore siamo arrivati proprio dove volevamo in un biz. Abbiamo parcheggiato in una via un po’ ombreggiata e abbiamo visitato velocemente Catania: Il Duomo e la via Dei Crociferi. La città era in festa per il santo patrono e forse per quello contrastava con tutte le descrizioni lette: abbiamo trovato una città bella, ordinata e pulita. In piazza Duomo abbiamo potuto ammirare la fontana dell'Elefante, realizzata nel 1700, ma utilizzando l'elefante di pietra lavica di età romana e un obelisco egiziano. La Via Dei Crociferi è un susseguirsi di chiese e bei palazzi barocchi. Siamo ripartiti dopo aver fatto un po’ di spesa e, dopo una lunga coda all’uscita dalla città, ci siamo fermati a mangiare appena fuori la superstrada, vicino ad Augusta. Oggi fa proprio molto caldo: in camper si raggiungono i 31 gradi, mentre fuori ce ne sono 34. Avevo impostato il navigatore con l’indirizzo del campeggio, non avendo notato la distanza da Siracusa: circa 17 Km . Poiché mi sono addormentata, mi sono ritrovata al Campeggio Acque Bianche, ben più a sud di quanto previsto. Non riesco a capire come certa gente possa fare delle vacanze in un posto simile: spiaggia di sabbia bianca sì (rara da queste parti), ma larga pochi metri, tanto che i primi ombrelloni sono letteralmente in mare! Gli ombrelloni piccoli, così lo spazio tra uno e l’altro non supera il metro e mezzo. Le brandine formano un puzzle umano variopinto. Mai visto, e poi mare sporchissimo. Giuseppe è stato anche urticato da una medusa appena entrato in acqua. E poi le case direttamente sulla microscopica spiaggia hanno fatto calare il sole poco dopo le 18.00. Campeggio che quelli della vecchia Jugoslavia anni ’60 erano un bijou! Almeno il prezzo è basso. Ci fermeremo il meno possibile, anche perché ci hanno detto di una discoteca lì vicino che il sabato non fa dormire fino al mattino!. Domani a Siracusa. Oggi abbiamo percorso solo 123 chilometri.

18 agosto – venerdì: visita a Siracusa in moto

Ci siamo svegliati abbastanza presto dopo una notte abbastanza fresca, anche se il camper faticava a rinfrescarsi anche sotto i pini e i carrubi. Ne abbiamo approfittato per partire di buonora per godere di un po’ di fresco e abbiamo imboccato la strada costiera. Poco dopo i piccolo golfo di Fontane Bianche il mare diventa splendido: roccioso, ma l’acqua è uno splendore. Troviamo anche l’area attrezzata che dà direttamente sul mare: bella, ma poco alberata. Arriviamo a Siracusa e visitiamo subito l’Isola di Ortigia e la fonte Aretusa con le sue belle piante di papiro. Peccato che il Duomo sia in restauro e che la splendida facciata sia nascosta. Poi ci rechiamo alla zona archeologica, splendida, e poi me la ricordavo bene dalla visita fatta da piccola! Il teatro, l’Orecchio di Dionisio (peccato siano chiuse le latomie dei cordari), l’anfiteatro. Prendiamo due granite alla mandorla (splendide) e io anche un arancino. Poi nel pomeriggio visitiamo le catacombe di S. Giovanni, ricavate da un antico acquedotto. Visita molto interessante e inaspettata. C’è ancora tempo e ci rechiamo al castello di Eurialo: pochi resti che fanno però intendere la maestosità della costruzione e la vastità delle mura che arrivavano fino al mare. Una splendida vista su Siracusa e Augusta (quest’ultima meno bella, poiché si vedono solo complessi industriali e altissimi comignoli fumanti). Facciamo un po’ di spesa ad una Lidl che troviamo al rientro e, un po’ stanchi, torniamo al campeggio. La serata è meno fresca della precedente, si sente che sta arrivando l’annunciato scirocco.
Non andiamo nemmeno a fare il bagno in quella orribile acqua, e ci accontentiamo di una doccia fredda.
In moto oggi abbiamo percorso 78 chilometri.

19 agosto – sabato: tappa di trasferimento verso Noto e alla ricerca di Pantalica.

Bisogna subito dire che Pantalica (consigliata dai nostri amici siciliani) non l’abbiamo visitata. Primo: dopo lunghi giri su strade interne senza segnaletica, la strada era diventata impraticabile per il camper e così ci siamo accontentati di una vista dall’alto delle gole e della vista di qualche…. buco. Secondo: oggi la temperatura esterna superava i 43 gradi, impossibile fare qualsiasi cosa. Per fortuna tutto il viaggio l’abbiamo fatto con il condizionatore acceso e la temperatura interna era accettabile, anche se in alcuni momenti ho provveduto a bagnare le gatte per dar loro refrigerio. Abbiamo poi girato in posti e vie assurde per cercare le aree attrezzate segnate sul testo scaricato da Internet, ma o non c’erano o erano solo parcheggi vicino al mare, assolutamente tutti al sole. D’altra parte trovare ombra in questa parte della Sicilia è un’utopia. Abbiamo seguito anche cartelli di campeggi inesistenti, fino a questo campeggio “Il Forte” nei pressi di Marzamemi. Qui un po’ di ombra c’è, ma solo al pomeriggio. La temperatura interna del camper è sempre stata sopra i 33 gradi (ora sono le 22.00 ed è a 31). Il condizionatore interno non funziona (abbiamo cercato di farlo funzionare anche ieri) e non sappiamo se riusciremo a dormire. E’ pur vero che qui il mare (a 100 metri) è bello: spiaggia bianca e mare azzurrissimo con acque limpidissime. Oggi Giuseppe mentre faceva il bagno è stato attorniato da pesciolini che lo sbocconcellavano! Ci siamo attardati in acqua fino a tardi per rinfrescarci. Continuiamo a mangiare insalate, tonno, mozzarella, prosciutto e melone e frutta. Qualsiasi pensiero di accendere il fornello è assolutamente folle. Forese domani (temperatura permettendo) ce ne andiamo a Noto e a visitare la riserva naturale di Vendicari. Abbiamo mangiato la nostra seconda anguria e cercato un po' di fresco sotto la veranda, ma sistematicamente le nostre gatte ci rubano le sdraio. Ogi abbiamo percorso 173 chilometri in camper.

22 agosto – martedì: Marzamemi/Gela, con visita a Ragusa

Lasciamo volentieri questo brutto campeggio ma con in fondo in fondo una sensazione di incertezza di cosa troveremo: qui c’è stato un gran caldo, si spera che finisca (almeno così dicono le previsioni) ma almeno avevamo l’ombra. Ci dirigiamo verso Pachino e poi seguiamo per la litoranea: ci sono degli stagni con vicinissimo i fenicotteri e poi arriviamo a costeggiare il mare. La strada è proprio lungo la spiaggia, anche se il mare non è un gran ché ed è un poco mosso. Ogni 200 metri circa ci sono le docce e approfittiamo di una piazzola per fare un bel bagno e per mangiare in riva al mare. A Pozzallo poi volgiamo la prua verso l’interno con destinazione Ragusa. Quello che ci meraviglia in questa tappa, sono le innumerevoli serre tra le colline, tutte abbandonate, anche quelle di recente fattura. Poiché Giuseppe non si fida mai delle indicazioni e degli itinerari da me ideati con il navigatore, arriviamo in città dalla parte alta e nella città nuova. Lui, non avendo prima nemmeno guardato la cartina, non capisce che non è più possibile raggiungere la parte vecchia (Ibla) e l’area di sosta all’ingresso della città, perchè sta su un altro colle e il bivio era molti, molti chilometri prima. Comunque parcheggiamo vicino ad una piazza all’ombra di un alto palazzo e ci accingiamo a percorrere tutta Ragusa nuova per Corso Italia che per un chilometro e mezzo scende diritto verso il collegamento con Ibla. Per ora la strada è in discesa e va bene, ma mi preoccupa il ritorno, anche perché Giuseppe non ha ancora visto le scale che scendono a Ibla e tutta l’altra strada ancora da fare. Non c’è quasi nessuno in giro e arriviamo al Duomo (chiuso), bellissimo esempio di architettura barocca siciliana. Nella piazzetta antistante, sopraelevata, giocano un gruppetto di ragazzini col pallone. Il gioco è proprio tirare il pallone contro il Duomo e i suoi portali con ricchi ornamenti in rilievo. Ci arrabbiamo moltissimo e visto che le gentili parole di Giuseppe non ottengono alcun effetto, intervengo io con modi molto rudi. Forse perché non si aspettano una reazione così violenta da una donna, se ne vanno inveendo contro di noi. D’altra parte cosa potrebbe fare una pallonata contro i bei decori sopra le porte, probabilmente già corrosi dal tempo? Poco dopo il Duomo inizia la città vecchia e attraverso viuzze e scale continuiamo a scendere, scendere con dei panorami mozzafiato. Giuseppe non vuole più continuare e vuole tornare indietro, ma io arrivata a quel punto non rinuncio. Alla chiesetta in basso di S. Maria alle Scale, che da sempre divise le due città, vediamo alcuni reperti scampati al terribile terremoto del 1693: un portale e un pulpito gotici del ‘300. Ibla è un dedalo di viuzze fiancheggiate da palazzi signorili in un bel stile barocco. Le decorazioni dei portoni, ma soprattutto dei balconi sono veramente belli. Rimaniamo molto delusi quando arriviamo alla cattedrale anch’essa chiusa e tutta ricoperta dai ponteggi come quella di Noto. Da un lato ci spiace non vedere quei capolavori (ci siamo venuti apposta e con tutta quella scarpinata….), ma alla fine vuol dire che comunque ci stanno lavorando perché non venga perso quel patrimonio architettonico. Nello scendere avevo notato dei pullman e a due vigilasse in piazza del duomo chiediamo informazioni per tornare. Comperiamo i biglietti e ci rechiamo al capolinea, nella piazzetta del giardino di Ibla e, poco dopo uno spericolato autista ci riporta tra gimcane incredibili, vicino al camper. Veramente non ce l’avrei fatta a ritornare a piedi! Lasciamo Ragusa e passiamo vicino a Comiso e Vittoria, tra paesaggi collinari molto belli. La vista delle città dall’alto, dominate tutte da cattedrali barocche e palazzi signorili riccamente ornati, fanno intuire la bellezza dei centri storici, ma non possiamo fermarci e proseguiamo per Gela, dove qualche chilometro dopo dovrebbe esserci un campeggio. Attraversiamo Gela con la Statale e lo squallore di quella città non ha eguali: perfino la giuda dice che l’imperante abusivismo edilizio ha definitivamente modificato l’assetto della città! Ne usciamo un po’ orripilati dalla sporcizia, sciattume, confusione, traffico e quant’altro e ci dirigiamo verso Licata. E’ quasi il tramonto e la strada si snoda tra dolci colline coltivate a ulivo e mandorli. Vediamo un segnale di camper service (non sul mare) e ci andiamo: finalmente un posto tranquillo dove passare la notte finalmente fresca, anche se i 15 euro chiesti non corrispondono assolutamente a quanto il luogo offre. Oggi abbiamo percorso 146 chilometri in camper.

21 agosto – lunedì: Capo Palo, Isola delle Correnti in moto

Sto scrivendo questo diario in ritardo, dopo alcuni giorni perchè non ho avuto tempo. Sì, sembra impossibile dire una cosa del genere quando si è in vacanza, ma il nostro è più un tour de force che una vacanza. D’altra parte me la sono voluta… Sono molto arrabbiata perché per un errore non ho salvato alcune foto di tutta una giornata sul PC e ho perso tutte le meravigliose immagini di quella giornata (e pensare che le avevo viste, comprese quelle serali con Giuseppe che ha preso il polipo vivo nel porticciolo di Marzamemi durante la festa patronale). Eravamo partiti con la moto diretti a Porto Palo per visitare l’Isola di Capo Passero e l’isola delle Correnti, punta estrema dell’isola dove il mar Ionio incontra il Mediterraneo. A Capo Palo andiamo prima in Posta a ritirare un po’ di soldi e a ricaricare il mio telefono, poi troviamo un elettrauto e ci facciamo aggiustare le frecce della moto che ancora avevano smesso di funzionare. Ce la caviamo con 20 euro – in nero -, un’ora di attesa e un pezzo non originale, ma fin che funziona…. I posti che visitiamo sono stupendi: scendiamo vicino all’Isola di Capo Passero, ci prepariamo per un bel bagno in un mare limpido, ma vediamo alcune persone chine nell’acqua con dei bicchierini di plastica che raccolgono qualcosa in mare. Sono delle minuscole meduse rosa del diametro di non più di 6/8 cm. Un signore ha fatto un buco nella sabbia e dice di averne messe più do 20! Ci dobbiamo limitare ad ammirare il panorama e far rotta per l’isola delle Correnti la punta più a sud dellìisola. Giuseppe porta ancora i segni della medusa di Fontane Bianche che sembra un tatuaggio bantù in rilievo a forma di Pi greco! Lasciata la moto in uno stretto parcheggio, percorriamo un piccolo golfo di sabbia abbastanza affollato, per raggiungere una punta di roccia che sono i resti di una strada di pietre che univa l’isola alla terra ferma. La strada è stata portata via in parte “dalle correnti” e si raggiunge l’isola a piedi ma con l’acqua fino al petto. Ci vado solo io, Giuseppe attende sugli scogli con lo zainetto e ne approfitta per fare un bagno. Io faccio tutto il giro dell’isola (non più di 500 metri) ove rimangono i resti di un forte recente, perché è ancora zona militare (almeno dai cartelli). Tornando noto molte persone che si spalmano con del fango giallo preso un alcune buche. Sarà zolfo? L’odore non ce l’ha. Al rientro ne approfitto per fare il bagno dal lato orientale ionico (più calmo) mentre Giuseppe il bagno lo ha fatto nel mar Mediterraneo, a occidente dei resti della strada. La corrente (non molto forte in verità) in quel momento aveva un andamento ovest/est, per cui ho un po’ faticato a rientrare a nuoto. Nel rientro in moto una vespa mi ha punto una mano: per fortuna l’intervento immediato della pomata di Giuseppe e una veloce bendatura ha limitato il danno. Rientriamo, ci riposiamo un po’, poi andiamo in paese a fare un po’ di spesa (acqua soprattutto) e vediamo che il paese si appresta alla festa patronale. Più tardi dopo un bagno al tramonto ci cambiamo e andiamo in paese a vedere la festa. Mangiamo una pizza (così così) e faccio delle splendide fotografie al paesino antico di pescatori tutto illuminato. Passeggiando lungo il porticciolo vediamo un polipo che si avvicina lasciandosi trascinare dalla lenta risacca a riva e malgrado noi ci si avvicinasse, dopo una breve fuga, ritornava verso riva. Giuseppe con una mossa rapida l’ha preso in mano (peccato! L’avevo fotografato benissimo). Sarà stato di 4 etti, ma faceva ugualmente impressione con i suoi lunghi tentacoli. Poi Giuseppe lo ha lanciato in mare lontano dalla riva per evitare che finisse…in padella di qualcuno! Siamo rientrati tardi, ma senza attendere i fuochi d’artificio di mezzanotte, eravamo troppo stanchi. Meglio così, dai botti non dovevano essere granché. In moto oggi abbiamo percorso 41 chilometri.

20 agosto – domenica: visita in moto a Noto

Questa notte per fortuna la temperatura è poi diminuita e siamo riusciti a dormire. Anzi, verso mattina ho dovuto alzarmi per prendere una copertina. Però ci sveglia il sole che inesorabile entra dalla finestra e irraggia il camper, tanto che alle 7,40 c’erano già 28 gradi. Proteggiamo quanto possiamo con teli, pagliette e veranda per non far colpire il camper dal sole, ma il tentativo non ha molti effetti, se non quello di farci sembrare degli zingari. Mentre io ne approfitto per fare un po’ di bucato, Giuseppe è andato in paese per comperare il giornale e un paio di ciabatte (quelle antidiluviane, per fortuna si sono rotte definitivamente!). Comunque il caldo è talmente forte che, lasciamo acceso il ventilatore per le gatte e ce ne andiamo al mare. Bello davvero con un’acqua verde e limpidissima. Portiamo l’ombrellone, la sdraietta, il materassino e tutto quanto, tanto è vicino. Ma dopo il bagno Giuseppe è preoccupato per le gatte e rientra in campeggio. Io rimango un po’ a sonnecchiare sulla sdraietta e quando apro gli occhi vedo che la spiaggia si è riempita! Sono letteralmente circondata da ombrelloni, anche se la spiaggia è comunque ampia e vivibile. Mi meraviglia che qui vadano in spiaggia nelle ore più calde, anche se non ci sono baraccamenti o pique-nique in giro, solo ombrelloni ed asciugamani. Torno e il camper è completamente al sole e dentro ci sono 36 gradi. Vedo andar via un camper da una zona ombrosa e chiedo in direzione. Non c’è problema, possiamo cambiar posto. E’ un bel traffico, ma alla fine c’è una bella differenza, il termometro cala subito di 3 gradi e possiamo mangiare “al fresco” anche se quasi alle 14.00. Il solito menù: prosciutto e melone. Ci riposiamo un po’ sulle sdraio all’ombra, anche se la temperatura continua a salire. Verso le 16,30 iniziamo a prepararci per andare a Noto e a Vendicari (forse). Ma ci muoviamo troppo tardi ed è meglio andare subito a Noto per non rischiare di trovare tutte le chiese chiuse. Noto è veramente stupenda, con tutti gli edifici di quel colore rosato che al tramonto acquistano un fascino particolare. Giriamo un po’ per viuzze incredibili prima di trovare un posto abbastanza sicuro per la moto e poi giriamo a piedi fin dopo il tramonto. I palazzi sono bellissimi, i balconi con i loro mensoloni e i portali decorati, le facciate delle numerose chiese tutte in un barocco elegantissimo, mai pesante. Peccato che quasi tutte le chiese siano chiuse e il Duomo, in restauro, è ricoperto dai ponteggi. Lasciamo Noto che incominciano ad accendersi le luci e le illuminazioni dei palazzi. Peccato, ma il caldo è davvero insopportabile e non vediamo l’ora di uscire da quella fornace che nemmeno una granita di caffè al famoso bar Sicilia riesce ad alleviarne la sofferenza. Al rientro prima sbagliamo strada e percorriamo per un bel tratto la strada per Ragusa, poi, ritornati sui nostri passi abbiamo la bella pensata di andare a vedere Cala Mosca. Dopo 2, 5 Km di strada bianca (letteralmente ricoperta di sabbia bianca come farina), e dopo esserci ben imbiancati dalla polvere delle macchine che lasciano la spiaggia – dobbiamo fermarci ogni volta perché la strada è strettissima – arriviamo al buio all’ingresso della riserva. Gli ultimi bagnanti che stanno lasciando il posto ci sconsigliano di avventurarci per le dune e stagni per il chilometro circa che occorre fare a piedi per arrivare alla spiaggia e poi ci dicono che c’è una vera invasione di zanzare. Detto fatto: un minuto fermi e Giuseppe ha già 3 o 4 punture! Rifacciamo al ritorno la stessa strada bianca (ora siamo bianchi anche noi) e, incredibile, incontriamo 3 camper che tentano di raggiungere il parcheggio vicino al mare. Sono solo all’inizio e non sanno che la strada poi diventa stretta anche solo per un camper! E ci sono ancora bagnanti che stanno tornando! Ma che ci fanno fino al buio fitto sulla spiaggia? Comunque qui a sud oggi c’era già buio alle 20,00. Appena rientrati una bella doccia fredda ristoratrice e poi cena. Ancora salmone in scatola ed insalata e un po’ di frutta. Se non dimagrisco in queste vacanze non ci riuscirò più. Per fortuna Giuseppe arrotonda con qualche yogurt e ieri sera con un gelato. In moto oggi abbiamo percorso 60 chilometri.

23 agosto – mercoledì: Caltagirone, Piazza Armerina, Mazzarino, Agrigento

Ci aspetta una giornata lunga e impegnativa: la sveglia è alle 7.00 e partiamo dopo la solita ora necessaria per fare colazione e tutto il resto. Il programma di oggi è: Caltagirone, Villa romana di Piazza Armerina e una visita per trovare la Tiziana e per conoscere la sua famiglia (ci siamo sentiti ieri) a Mazzarino. Purtroppo per andare a Caltagirone occorre tornare a Gela, ma è abbastanza presto e ce la caviamo bene. Troviamo posto per il camper in una piazza panoramica abbastanza vicino al centro ben in ombra e tra altri camper (segnalata sul portolano). Come tutte le altre città anche Caltagirone si trova in cima ad una collina e iniziamo a salire verso il centro tra viuzze costeggiate da palazzi barocchi e chiese, tante chiese, quasi tutte chiuse. C’è n’è una aperta, quella che custodisce la salma di Don Luigi Sturzo, cittadino emerito che fu sindaco della città e fondatore della DC. Passiamo davanti ad officine di ceramiche e negozi che espongono vere opere d’arte. Non ci sono prezzi, ma posso immaginarmeli avendo visto quelli esposti a Taormina. Tutto in città è fatto con la ceramica, le targhe stradali, le basi dei lampioni, i parapetti dei giardini, gli ornamenti delle chiese e persino le transenne comunali! La scalinata di S. Maria del Monte è una vera e propria via in salita, ove si affacciano non solo negozi, abitazioni, ma anche un Circolo Didattico, con tanto di targa in ceramica. Saliamo i 142 gradini e mano a mano che si sale lo spettacolo della città in basso offre visuali sempre diverse e spettacolari. Ma quante chiese ci sono in queste città siciliane! Peccato che la maggior parte siano chiuse. Salendo ci soffermiamo ad ammirare le belle piastrelle di maiolica dipinte a mano che rivestono la scalinata: tutte diverse e alcune raccontano battaglie con i Mori, vita di corte e tornei cavallereschi.
In cima alla scalinata c’è la chiesa di S. Maria del Monte (chiusa), con una piazzetta ove giocano a pallone alcuni bambini. Non ce la sentiamo di dire nulla perché guardandoci intorno, in quella città costruita sulla cima di un monte, forse quella piazzetta, lunga non più di 25 metri, è l’unico spazio ove giocare, non solo a pallone, ma a qualsiasi cosa. Scendendo, in un negozietto d’angolo vendono il “pane cunzato”, specie di enormi panini farciti con prodotti tipici siciliani. Ne compriamo uno riproponendoci di mangiarlo alla prima sosta. Piazza Armerina dista pochi chilometri, e ci arriviamo in poco tempo, malgrado le solite insufficienti e sbagliate indicazioni stradali. Troviamo posteggio lungo la strada prima del parcheggio ove già sostano all’ombra alcuni pullman. Visitiamo la Villa del Casale quasi di corsa: il caldo è già insopportabile, ma è reso più intollerabile dalla struttura in plexiglas costruito per difendere i mosaici. Quello che colpisce è la maestosità della villa, la grandiosità degli ambienti e naturalmente i mosaici.
Peccato che una patina di polvere e fango nasconda la brillantezza dei colori e, inoltre, le ombre della struttura del tetto disturbano sia la visuale che le inquadrature delle foto. Malgrado la sofferenza per il caldo e la cattiva visibilità, è comunque emozionante vedere quelle scene così reali, come se fossero state vissute poco prima: ti senti parte delle azioni descritte con quei disegni. Comunque all’uscita acquistiamo un libretto con tutte le foto dei bellissimi mosaici per poterli ricordare meglio. Prima di ripartire ci mangiamo metà del “pane cunzato” e arriviamo a Mazzarino prima del previsto. Per fortuna non seguo le indicazioni che avevo dato al navigatore di arrivare davanti alla casa dei genitori di Tiziana, perché in realtà già una Tipo ci entra a fatica! Ci fermiamo in un viale in discesa ove alcuni alberi ci fanno un po’ di ombra. Ombra, sempre ombra, il vero incubo di questa vacanza! Tiziana con il marito ci vengono a prendere in macchina e conosciamo la sua famiglia: sua sorella che vive in Sardegna, una energica mamma e un tranquillo, semplice papà che, visto il nostro rifiuto a fermarci a cena e a dormire a casa loro a causa del nostro stringente programma di viaggio, ci tiene a portarci nel più elegante caffè di Mazzarino proprio sulla piazza. Io sono sempre preoccupata che il sole arrivi sul camper, non ho controllato bene la posizione e il percorso del sole, il caldo è insopportabile e non riesco a stare tranquilla. Al bar sto quasi male per l’ansia, anche se Giuseppe continua a tranquillizzarmi, fino a che il marito di Tiziana mi dice che ha fatto un giro con la macchina e va tutto bene e che c’è ancora ombra. Posso così gustarmi tranquillamente la granita di caffè. Facciamo in macchina con Tiziana e suo marito un breve giro di Mazzarino e, ripreso il camper ci dirigiamo alla volta di Agrigento. Ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta. Il navigatore si perde nelle viuzze tra i campi, la strada più veloce sarebbe di tornare a Gela, ma noi vogliamo andare più avanti, verso Licata almeno. Risultato: continuiamo per più di un’ora a girare tra gli stessi incroci e strade andando avanti e indietro, seguendo indicazioni che ci riportano sempre allo stesso posto. Sarebbe una situazione Kafkiana, se non fosse per il caldo, la stanchezza e nessuno in giro!. Poi fermiamo una macchina e ci danno delle indicazioni abbastanza sicure che seguiamo e che ci portano su una nuova strada a scorrimento veloce che il navigatore non ha in memoria (come tante altre per altro!) e arriviamo presto a Licata, con un meraviglioso tramonto tra colline coltivate a fichi d’india. Proseguiamo per Agrigento dando al navigatore l’indirizzo di un campeggio in riva al mare. Arriviamo a S. Leone (la marina di Agrigento) che è già scuro e ci avventuriamo, guidati dal navigatore, tra viuzze piene di gente e di traffico, fino ad arrivare alla base di una salita molto ripida e, benché a due sensi, con le macchine parcheggiate ci passiamo a mala pena. Un cartello indica il campeggio a 300 metri, così come il navigatore indica l’arrivo. Saliamo per la ripida salita e ci troviamo davanti ad un cancello quando il navigatore dice: “arrivo”. Però dietro al cancello c’è un albergo. “Sì - ci dice un signore – qui una volta c’era un campeggio, ora è rimasto solo il campeggio Nettuno". Proprio quello che avevamo visto alla base della salita! Fare manovra al buio, in un incrocio strettissimo, con le macchine impazienti è una vera impresa! Andiamo all’altro campeggio e ci trovano un posto che fa al caso nostro: in una posizione bruttina, ma molto in ombra. Non andiamo nemmeno a vedere il mare di cui si sente vicinissima la risacca e, appena sistemati e, mangiato quel che resta del pane cunzato e dopo una bella doccia fredda, ce ne andiamo a letto. Oggi abbiamo percorso 234 chilometri tutti in camper.