martedì 23 ottobre 2007

22 agosto – martedì: Marzamemi/Gela, con visita a Ragusa

Lasciamo volentieri questo brutto campeggio ma con in fondo in fondo una sensazione di incertezza di cosa troveremo: qui c’è stato un gran caldo, si spera che finisca (almeno così dicono le previsioni) ma almeno avevamo l’ombra. Ci dirigiamo verso Pachino e poi seguiamo per la litoranea: ci sono degli stagni con vicinissimo i fenicotteri e poi arriviamo a costeggiare il mare. La strada è proprio lungo la spiaggia, anche se il mare non è un gran ché ed è un poco mosso. Ogni 200 metri circa ci sono le docce e approfittiamo di una piazzola per fare un bel bagno e per mangiare in riva al mare. A Pozzallo poi volgiamo la prua verso l’interno con destinazione Ragusa. Quello che ci meraviglia in questa tappa, sono le innumerevoli serre tra le colline, tutte abbandonate, anche quelle di recente fattura. Poiché Giuseppe non si fida mai delle indicazioni e degli itinerari da me ideati con il navigatore, arriviamo in città dalla parte alta e nella città nuova. Lui, non avendo prima nemmeno guardato la cartina, non capisce che non è più possibile raggiungere la parte vecchia (Ibla) e l’area di sosta all’ingresso della città, perchè sta su un altro colle e il bivio era molti, molti chilometri prima. Comunque parcheggiamo vicino ad una piazza all’ombra di un alto palazzo e ci accingiamo a percorrere tutta Ragusa nuova per Corso Italia che per un chilometro e mezzo scende diritto verso il collegamento con Ibla. Per ora la strada è in discesa e va bene, ma mi preoccupa il ritorno, anche perché Giuseppe non ha ancora visto le scale che scendono a Ibla e tutta l’altra strada ancora da fare. Non c’è quasi nessuno in giro e arriviamo al Duomo (chiuso), bellissimo esempio di architettura barocca siciliana. Nella piazzetta antistante, sopraelevata, giocano un gruppetto di ragazzini col pallone. Il gioco è proprio tirare il pallone contro il Duomo e i suoi portali con ricchi ornamenti in rilievo. Ci arrabbiamo moltissimo e visto che le gentili parole di Giuseppe non ottengono alcun effetto, intervengo io con modi molto rudi. Forse perché non si aspettano una reazione così violenta da una donna, se ne vanno inveendo contro di noi. D’altra parte cosa potrebbe fare una pallonata contro i bei decori sopra le porte, probabilmente già corrosi dal tempo? Poco dopo il Duomo inizia la città vecchia e attraverso viuzze e scale continuiamo a scendere, scendere con dei panorami mozzafiato. Giuseppe non vuole più continuare e vuole tornare indietro, ma io arrivata a quel punto non rinuncio. Alla chiesetta in basso di S. Maria alle Scale, che da sempre divise le due città, vediamo alcuni reperti scampati al terribile terremoto del 1693: un portale e un pulpito gotici del ‘300. Ibla è un dedalo di viuzze fiancheggiate da palazzi signorili in un bel stile barocco. Le decorazioni dei portoni, ma soprattutto dei balconi sono veramente belli. Rimaniamo molto delusi quando arriviamo alla cattedrale anch’essa chiusa e tutta ricoperta dai ponteggi come quella di Noto. Da un lato ci spiace non vedere quei capolavori (ci siamo venuti apposta e con tutta quella scarpinata….), ma alla fine vuol dire che comunque ci stanno lavorando perché non venga perso quel patrimonio architettonico. Nello scendere avevo notato dei pullman e a due vigilasse in piazza del duomo chiediamo informazioni per tornare. Comperiamo i biglietti e ci rechiamo al capolinea, nella piazzetta del giardino di Ibla e, poco dopo uno spericolato autista ci riporta tra gimcane incredibili, vicino al camper. Veramente non ce l’avrei fatta a ritornare a piedi! Lasciamo Ragusa e passiamo vicino a Comiso e Vittoria, tra paesaggi collinari molto belli. La vista delle città dall’alto, dominate tutte da cattedrali barocche e palazzi signorili riccamente ornati, fanno intuire la bellezza dei centri storici, ma non possiamo fermarci e proseguiamo per Gela, dove qualche chilometro dopo dovrebbe esserci un campeggio. Attraversiamo Gela con la Statale e lo squallore di quella città non ha eguali: perfino la giuda dice che l’imperante abusivismo edilizio ha definitivamente modificato l’assetto della città! Ne usciamo un po’ orripilati dalla sporcizia, sciattume, confusione, traffico e quant’altro e ci dirigiamo verso Licata. E’ quasi il tramonto e la strada si snoda tra dolci colline coltivate a ulivo e mandorli. Vediamo un segnale di camper service (non sul mare) e ci andiamo: finalmente un posto tranquillo dove passare la notte finalmente fresca, anche se i 15 euro chiesti non corrispondono assolutamente a quanto il luogo offre. Oggi abbiamo percorso 146 chilometri in camper.

Nessun commento: