Sto scrivendo questo diario in ritardo, dopo alcuni giorni perchè non ho avuto tempo. Sì, sembra impossibile dire una cosa del genere quando si è in vacanza, ma il nostro è più un tour de force che una vacanza. D’altra parte me la sono voluta…
Sono molto arrabbiata perché per un errore non ho salvato alcune foto di tutta una giornata sul PC e ho perso tutte le meravigliose immagini di quella giornata (e pensare che le avevo viste, comprese quelle serali con Giuseppe che ha preso il polipo vivo nel porticciolo di Marzamemi durante la festa patronale).
Eravamo partiti con la moto diretti a Porto Palo per visitare l’Isola di Capo Passero e l’isola delle Correnti, punta estrema dell’isola dove il mar Ionio incontra il Mediterraneo.
A Capo Palo andiamo prima in Posta a ritirare un po’ di soldi e a ricaricare il mio telefono, poi troviamo un elettrauto e ci facciamo aggiustare le frecce della moto che ancora avevano smesso di funzionare. Ce la caviamo con 20 euro – in nero -, un’ora di attesa e un pezzo non originale, ma fin che funziona….
I posti che visitiamo sono stupendi: scendiamo vicino all’Isola di Capo Passero, ci prepariamo per un bel bagno in un mare limpido, ma vediamo alcune persone chine nell’acqua con dei bicchierini di plastica che raccolgono qualcosa in mare.
Sono delle minuscole meduse rosa del diametro di non più di 6/8 cm. Un signore ha fatto un buco nella sabbia e dice di averne messe più do 20! Ci dobbiamo limitare ad ammirare il panorama e far rotta per l’isola delle Correnti la punta più a sud dellìisola. Giuseppe porta ancora i segni della medusa di Fontane Bianche che sembra un tatuaggio bantù in rilievo a forma di Pi greco! Lasciata la moto in uno stretto parcheggio, percorriamo un piccolo golfo di sabbia abbastanza affollato, per raggiungere una punta di roccia che sono i resti di una strada di pietre che univa l’isola alla terra ferma. La strada è stata portata via in parte “dalle correnti” e si raggiunge l’isola a piedi ma con l’acqua fino al petto. Ci vado solo io, Giuseppe attende sugli scogli con lo zainetto e ne approfitta per fare un bagno.
Io faccio tutto il giro dell’isola (non più di 500 metri) ove rimangono i resti di un forte recente, perché è ancora zona militare (almeno dai cartelli). Tornando noto molte persone che si spalmano con del fango giallo preso un alcune buche. Sarà zolfo? L’odore non ce l’ha. Al rientro ne approfitto per fare il bagno dal lato orientale ionico (più calmo) mentre Giuseppe il bagno lo ha fatto nel mar Mediterraneo, a occidente dei resti della strada. La corrente (non molto forte in verità) in quel momento aveva un andamento ovest/est, per cui ho un po’ faticato a rientrare a nuoto.
Nel rientro in moto una vespa mi ha punto una mano: per fortuna l’intervento immediato della pomata di Giuseppe e una veloce bendatura ha limitato il danno.
Rientriamo, ci riposiamo un po’, poi andiamo in paese a fare un po’ di spesa (acqua soprattutto) e vediamo che il paese si appresta alla festa patronale. Più tardi dopo un bagno al tramonto ci cambiamo e andiamo in paese a vedere la festa. Mangiamo una pizza (così così) e faccio delle splendide fotografie al paesino antico di pescatori tutto illuminato. Passeggiando lungo il porticciolo vediamo un polipo che si avvicina lasciandosi trascinare dalla lenta risacca a riva e malgrado noi ci si avvicinasse, dopo una breve fuga, ritornava verso riva. Giuseppe con una mossa rapida l’ha preso in mano (peccato! L’avevo fotografato benissimo). Sarà stato di 4 etti, ma faceva ugualmente impressione con i suoi lunghi tentacoli. Poi Giuseppe lo ha lanciato in mare lontano dalla riva per evitare che finisse…in padella di qualcuno! Siamo rientrati tardi, ma senza attendere i fuochi d’artificio di mezzanotte, eravamo troppo stanchi. Meglio così, dai botti non dovevano essere granché.
In moto oggi abbiamo percorso 41 chilometri.
Sono molto arrabbiata perché per un errore non ho salvato alcune foto di tutta una giornata sul PC e ho perso tutte le meravigliose immagini di quella giornata (e pensare che le avevo viste, comprese quelle serali con Giuseppe che ha preso il polipo vivo nel porticciolo di Marzamemi durante la festa patronale).
Eravamo partiti con la moto diretti a Porto Palo per visitare l’Isola di Capo Passero e l’isola delle Correnti, punta estrema dell’isola dove il mar Ionio incontra il Mediterraneo.
A Capo Palo andiamo prima in Posta a ritirare un po’ di soldi e a ricaricare il mio telefono, poi troviamo un elettrauto e ci facciamo aggiustare le frecce della moto che ancora avevano smesso di funzionare. Ce la caviamo con 20 euro – in nero -, un’ora di attesa e un pezzo non originale, ma fin che funziona….
I posti che visitiamo sono stupendi: scendiamo vicino all’Isola di Capo Passero, ci prepariamo per un bel bagno in un mare limpido, ma vediamo alcune persone chine nell’acqua con dei bicchierini di plastica che raccolgono qualcosa in mare.
Sono delle minuscole meduse rosa del diametro di non più di 6/8 cm. Un signore ha fatto un buco nella sabbia e dice di averne messe più do 20! Ci dobbiamo limitare ad ammirare il panorama e far rotta per l’isola delle Correnti la punta più a sud dellìisola. Giuseppe porta ancora i segni della medusa di Fontane Bianche che sembra un tatuaggio bantù in rilievo a forma di Pi greco! Lasciata la moto in uno stretto parcheggio, percorriamo un piccolo golfo di sabbia abbastanza affollato, per raggiungere una punta di roccia che sono i resti di una strada di pietre che univa l’isola alla terra ferma. La strada è stata portata via in parte “dalle correnti” e si raggiunge l’isola a piedi ma con l’acqua fino al petto. Ci vado solo io, Giuseppe attende sugli scogli con lo zainetto e ne approfitta per fare un bagno.
Io faccio tutto il giro dell’isola (non più di 500 metri) ove rimangono i resti di un forte recente, perché è ancora zona militare (almeno dai cartelli). Tornando noto molte persone che si spalmano con del fango giallo preso un alcune buche. Sarà zolfo? L’odore non ce l’ha. Al rientro ne approfitto per fare il bagno dal lato orientale ionico (più calmo) mentre Giuseppe il bagno lo ha fatto nel mar Mediterraneo, a occidente dei resti della strada. La corrente (non molto forte in verità) in quel momento aveva un andamento ovest/est, per cui ho un po’ faticato a rientrare a nuoto.
Nel rientro in moto una vespa mi ha punto una mano: per fortuna l’intervento immediato della pomata di Giuseppe e una veloce bendatura ha limitato il danno.
Rientriamo, ci riposiamo un po’, poi andiamo in paese a fare un po’ di spesa (acqua soprattutto) e vediamo che il paese si appresta alla festa patronale. Più tardi dopo un bagno al tramonto ci cambiamo e andiamo in paese a vedere la festa. Mangiamo una pizza (così così) e faccio delle splendide fotografie al paesino antico di pescatori tutto illuminato. Passeggiando lungo il porticciolo vediamo un polipo che si avvicina lasciandosi trascinare dalla lenta risacca a riva e malgrado noi ci si avvicinasse, dopo una breve fuga, ritornava verso riva. Giuseppe con una mossa rapida l’ha preso in mano (peccato! L’avevo fotografato benissimo). Sarà stato di 4 etti, ma faceva ugualmente impressione con i suoi lunghi tentacoli. Poi Giuseppe lo ha lanciato in mare lontano dalla riva per evitare che finisse…in padella di qualcuno! Siamo rientrati tardi, ma senza attendere i fuochi d’artificio di mezzanotte, eravamo troppo stanchi. Meglio così, dai botti non dovevano essere granché.
In moto oggi abbiamo percorso 41 chilometri.
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