Ci aspetta una giornata lunga e impegnativa: la sveglia è alle 7.00 e partiamo dopo la solita ora necessaria per fare colazione e tutto il resto. Il programma di oggi è: Caltagirone, Villa romana di Piazza Armerina e una visita per trovare la Tiziana e per conoscere la sua famiglia (ci siamo sentiti ieri) a Mazzarino. Purtroppo per andare a Caltagirone occorre tornare a Gela, ma è abbastanza presto e ce la caviamo bene. Troviamo posto per il camper in una piazza panoramica abbastanza vicino al centro ben in ombra e tra altri camper (segnalata sul portolano). Come tutte le altre città anche
Caltagirone si trova in cima ad una collina e iniziamo a salire verso il centro tra viuzze costeggiate da palazzi barocchi e chiese, tante chiese, quasi tutte chiuse. C’è n’è una aperta, quella che custodisce la salma di Don Luigi Sturzo, cittadino emerito che fu sindaco della città e fondatore della DC. Passiamo davanti ad officine di ceramiche e negozi che espongono vere opere d’arte. Non ci sono prezzi, ma posso immaginarmeli avendo visto quelli esposti a Taormina. Tutto in città è fatto con la ceramica, le targhe stradali, le basi dei lampioni, i parapetti dei giardini, gli ornamenti delle chiese
e persino le transenne comunali! La scalinata di S. Maria del Monte è una vera e propria via in salita, ove si affacciano non solo negozi, abitazioni, ma anche un Circolo Didattico, con tanto di targa in ceramica. Saliamo i 142 gradini e mano a mano che si sale lo spettacolo della città in basso offre visuali sempre diverse e spettacolari. Ma quante chiese ci sono in queste città siciliane! Peccato che la maggior parte siano chiuse. Salendo ci soffermiamo ad ammirare le belle piastrelle di maiolica dipinte a mano che rivestono la scalinata: tutte diverse e alcune raccontano battaglie con i Mori, vita di corte e tornei cavallereschi.
In cima alla scalinata c’è la chiesa di S. Maria del Monte (chiusa), con una piazzetta ove giocano a pallone alcuni bambini. Non ce la sentiamo di dire nulla perché guardandoci intorno, in quella città costruita sulla cima di un monte, forse quella piazzetta, lunga non più di 25 metri, è l’unico spazio ove giocare, non solo a pallone, ma a qualsiasi cosa.
Scendendo, in un negozietto d’angolo vendono il “pane cunzato”, specie di enormi panini farciti con prodotti tipici siciliani. Ne compriamo uno riproponendoci di mangiarlo alla prima sosta.
Piazza Armerina dista pochi chilometri, e ci arriviamo in poco tempo, malgrado le solite insufficienti e sbagliate indicazioni stradali. Troviamo posteggio lungo la strada prima del parcheggio ove già sostano all’ombra alcuni pullman. Visitiamo la Villa del Casale quasi di corsa: il caldo è già insopportabile, ma è reso più intollerabile dalla struttura in plexiglas costruito per difendere i mosaici. Quello che colpisce è la maestosità della villa, la grandiosità degli ambienti e naturalmente i mosaici.

Peccato che una patina di polvere e fango nasconda la brillantezza dei colori e, inoltre, le ombre della struttura del tetto disturbano sia la visuale che le inquadrature delle foto. Malgrado la sofferenza per il caldo e la cattiva visibilità, è comunque emozionante vedere quelle scene così reali, come se fossero state vissute poco prima: ti senti parte delle azioni descritte con quei disegni. Comunque all’uscita acquistiamo un libretto con tutte le foto dei bellissimi mosaici per poterli ricordare meglio.
Prima di ripartire ci mangiamo metà del “pane cunzato” e arriviamo
a Mazzarino prima del previsto. Per fortuna non seguo le indicazioni che avevo dato al navigatore di arrivare davanti alla casa dei genitori di Tiziana, perché in realtà già una Tipo ci entra a fatica! Ci fermiamo in un viale in discesa ove alcuni alberi ci fanno un po’ di ombra. Ombra, sempre ombra, il vero incubo di questa vacanza! Tiziana con il marito ci vengono a prendere in macchina e conosciamo la sua famiglia: sua sorella che vive in Sardegna, una energica mamma e un tranquillo, semplice papà che, visto il nostro rifiuto a fermarci a cena e a dormire a casa loro a causa del nostro
stringente programma di viaggio, ci tiene a portarci nel più elegante caffè di Mazzarino proprio sulla piazza. Io sono sempre preoccupata che il sole arrivi sul camper, non ho controllato bene la posizione e il percorso del sole, il caldo è insopportabile e non riesco a stare tranquilla. Al bar sto quasi male per l’ansia, anche se Giuseppe continua a tranquillizzarmi, fino a che il marito di Tiziana mi dice che ha fatto un giro con la macchina e va tutto bene e che c’è ancora ombra. Posso così gustarmi tranquillamente la granita di caffè.
Facciamo in macchina con Tiziana e suo marito un breve giro di Mazzarino e, ripreso il camper ci dirigiamo alla volta di Agrigento. Ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta. Il navigatore si perde nelle viuzze tra i campi, la strada più veloce sarebbe di tornare a Gela, ma noi vogliamo andare più avanti, verso Licata almeno. Risultato: continuiamo per più di un’ora a girare tra gli stessi incroci e strade andando avanti e indietro, seguendo indicazioni che ci riportano sempre allo stesso posto.
Sarebbe una situazione Kafkiana, se non fosse per il caldo, la stanchezza e nessuno in giro!. Poi fermiamo una macchina e ci danno delle indicazioni abbastanza sicure che seguiamo e che ci portano su una nuova strada a scorrimento veloce che il navigatore non ha in memoria (come tante altre per altro!) e arriviamo presto a Licata, con un meraviglioso tramonto tra colline coltivate a fichi d’india. Proseguiamo per Agrigento dando al navigatore l’indirizzo di un campeggio in riva al mare.
Arriviamo a S. Leone (la marina di Agrigento) che è già scuro e ci avventuriamo, guidati dal navigatore, tra viuzze piene di gente e di traffico, fino ad arrivare alla base di una salita molto ripida e, benché a due sensi, con le macchine parcheggiate ci passiamo a mala pena. Un cartello indica il campeggio a 300 metri, così come il navigatore indica l’arrivo. Saliamo per la ripida salita e ci troviamo davanti ad un cancello quando il navigatore dice: “arrivo”. Però dietro al cancello c’è un albergo. “Sì - ci dice un signore – qui una volta c’era un campeggio, ora è rimasto solo il campeggio Nettuno". Proprio quello che avevamo visto alla base della salita! Fare manovra al buio, in un incrocio strettissimo, con le macchine impazienti è una vera impresa! Andiamo all’altro campeggio e ci trovano un posto che fa al caso nostro: in una posizione bruttina, ma molto in ombra. Non andiamo nemmeno a vedere il mare di cui si sente vicinissima la risacca e, appena sistemati e, mangiato quel che resta del pane cunzato e dopo una bella doccia fredda, ce ne andiamo a letto.
Oggi abbiamo percorso 234 chilometri tutti in camper.
a Mazzarino prima del previsto. Per fortuna non seguo le indicazioni che avevo dato al navigatore di arrivare davanti alla casa dei genitori di Tiziana, perché in realtà già una Tipo ci entra a fatica! Ci fermiamo in un viale in discesa ove alcuni alberi ci fanno un po’ di ombra. Ombra, sempre ombra, il vero incubo di questa vacanza! Tiziana con il marito ci vengono a prendere in macchina e conosciamo la sua famiglia: sua sorella che vive in Sardegna, una energica mamma e un tranquillo, semplice papà che, visto il nostro rifiuto a fermarci a cena e a dormire a casa loro a causa del nostro
stringente programma di viaggio, ci tiene a portarci nel più elegante caffè di Mazzarino proprio sulla piazza. Io sono sempre preoccupata che il sole arrivi sul camper, non ho controllato bene la posizione e il percorso del sole, il caldo è insopportabile e non riesco a stare tranquilla. Al bar sto quasi male per l’ansia, anche se Giuseppe continua a tranquillizzarmi, fino a che il marito di Tiziana mi dice che ha fatto un giro con la macchina e va tutto bene e che c’è ancora ombra. Posso così gustarmi tranquillamente la granita di caffè.
Facciamo in macchina con Tiziana e suo marito un breve giro di Mazzarino e, ripreso il camper ci dirigiamo alla volta di Agrigento. Ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta. Il navigatore si perde nelle viuzze tra i campi, la strada più veloce sarebbe di tornare a Gela, ma noi vogliamo andare più avanti, verso Licata almeno. Risultato: continuiamo per più di un’ora a girare tra gli stessi incroci e strade andando avanti e indietro, seguendo indicazioni che ci riportano sempre allo stesso posto.
Sarebbe una situazione Kafkiana, se non fosse per il caldo, la stanchezza e nessuno in giro!. Poi fermiamo una macchina e ci danno delle indicazioni abbastanza sicure che seguiamo e che ci portano su una nuova strada a scorrimento veloce che il navigatore non ha in memoria (come tante altre per altro!) e arriviamo presto a Licata, con un meraviglioso tramonto tra colline coltivate a fichi d’india. Proseguiamo per Agrigento dando al navigatore l’indirizzo di un campeggio in riva al mare.
Arriviamo a S. Leone (la marina di Agrigento) che è già scuro e ci avventuriamo, guidati dal navigatore, tra viuzze piene di gente e di traffico, fino ad arrivare alla base di una salita molto ripida e, benché a due sensi, con le macchine parcheggiate ci passiamo a mala pena. Un cartello indica il campeggio a 300 metri, così come il navigatore indica l’arrivo. Saliamo per la ripida salita e ci troviamo davanti ad un cancello quando il navigatore dice: “arrivo”. Però dietro al cancello c’è un albergo. “Sì - ci dice un signore – qui una volta c’era un campeggio, ora è rimasto solo il campeggio Nettuno". Proprio quello che avevamo visto alla base della salita! Fare manovra al buio, in un incrocio strettissimo, con le macchine impazienti è una vera impresa! Andiamo all’altro campeggio e ci trovano un posto che fa al caso nostro: in una posizione bruttina, ma molto in ombra. Non andiamo nemmeno a vedere il mare di cui si sente vicinissima la risacca e, appena sistemati e, mangiato quel che resta del pane cunzato e dopo una bella doccia fredda, ce ne andiamo a letto.
Oggi abbiamo percorso 234 chilometri tutti in camper.
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