martedì 23 ottobre 2007

24 agosto – giovedì: Agrigento: Valle dei templi e Scala dei Turchi in moto

Questa mattina mentre mi avviavo ai bagni per la doccia mattutina, ho visto davanti a me il mare: è una giornata meravigliosa, non ancora calda e il sole fa brillare l’acqua calmissima. La spiaggia è bella e vuota. C’è solo un trattore che pulisce la riva. Lascio il beauty e l’asciugamano in riva al mare e mi faccio un bel bagno. Che meraviglia! Solo pochi minuti perché dobbiamo partire per la visita alla Valle dei Templi. Arriviamo velocemente all’ingresso e “assoldiamo una guida” che però ci fa attendere almeno mezz’ora per reclutare il numero minimo di una ventina di persone. Iniziamo il giro con la guida che ci racconta briciole di storia e di mitologia, piacevoli e utili per farci entrare nello spirito giusto per vedere i capolavori di Agrigento e per evitarci di vedere un cumulo di pietre. Devo dire che mi aspettavo molto di più e di meglio. Certo, i templi, quelli ancora in piedi, cioè ricostruiti, sono tutti in restauro e parzialmente nascosti dalle impalcature e circondati dai cantieri. Questo toglie molto della poesia del luogo, così come il caldo sempre soffocante, i turisti numerosi e caciaroni e, sicuramente mancano i famosi mandorli in fiore. In compenso abbiamo “rubato” quattro mandorle già mature!
Quello che comunque sorprende sempre è la maestosità delle opere, i luoghi sempre stupendi ove si trovano le rovine e basta lasciarsi trasportare dalla fantasia…… Rientriamo a pranzo e dopo la siesta (obbligatoria dopo la stancata del mattino) prendiamo la moto e andiamo a cercare la famosa “Scala dei Turchi”. Per fortuna avevo una rivista che riportava la fotografia ed il comune ove è ubicata, così ci siamo accorti che è a due passi da Agrigento, altrimenti quella meraviglia della natura non l’avremmo mai trovata, visto che non esistono indicazioni e non è menzionata nelle guide turistiche. Ci siamo arrivati quasi al tramonto e tutta la zona è meravigliosa, ma la “Scala” ha qualcosa di straordinario e unico. Anche se era abbastanza tardi e molti bagnanti se ne erano andati, ancora molti si trattenevano sia sulla pietra bianchissima scavata dal mare e dai venti che sulle piccole spiaggette a ridosso dell’altipiano che improvvisamente strapiombava in mare con costoni bianchissimi. Per arrivarci ci vuole un bel quarto d’ora a piedi e nell’avvicinarsi abbiamo visto un ecomostro proprio sulla spiaggia. E’ solo uno scheletro di cemento, ma dimostra a che livelli arrivi l’abusivismo in Sicilia. Più avanti c’è un bagno nuovo nuovo, con tanto di scala in legno per salire sul gradino roccioso 100 metri più su, chiuso e circondato da nastri dei lavori in corso (sicuramente messo sotto sequestro), ma chissà se rimarrà chiuso e se quel mostro verrà distrutto…. Avevamo portato il necessario per fare il bagno, ma abbiamo preferito trattenerci si quelle rocce ed ammirare il panorama. La roccia (marna) bianchissima e senza alcuna impurezza è una roccia tenera tanto che il mare ed il vento l’hanno forgiata a quella maniera, a gradoni, da cui il nome. Ma anche i turisti hanno pensato bene di incidere nomi e date, incisioni che però non dureranno nel tempo, grazie all’erosione naturale. Al rientro passiamo da Porto Empedocle che collegavo ai romanzi di Camilleri e immaginavo come posto caratteristico e bello: che delusione, mai visto tanto degrado e desolazione!
Oggi abbiamo percorso 55 chilometri in moto.

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