Partiamo come al solito abbastanza presto quando ci aspetta una giornata di trasferimento e di visita. Tralasciamo la visita ad Eraclea Minoia con un po’ di amarezza, ma dobbiamo fare delle scelte: vorremmo arrivare in serata a S. Vito lo Capo per fermarci un po’ anche per goderci (finalmente!) il bel mare di Sicilia.
Arriviamo a Selinunte e troviamo in paese, un po’ fuori dal Parco archeologico, un bel posto all’ombra, sulla sede di una vecchia stazione ferroviaria. La visita di Selinunte è molto lunga e faticosa, ma un bel venticello mitiga il caldo.
L’area archeologica è molto vasta ed in una posizione stupenda su
un’altura, con vista sul vicino mare. All’ingresso ci sono tre templi, di cui uno solo ricostruito negli anni ’50, di purissimo stile dorico. All’interno c’è ancora la cella su due livelli. La pietra rosata conferisce un particolare fascino al monumento. A fianco c’è il tempio di Zeus, tutto crollato e mai finito. Si dice che fosse il più grande dell’antichità. Le sue colonne, di pietra, diverse dal primo, più chiare, crollate a terra con i suoi tamburi di 3,5 metri di diametro sono veramente maestose.
Si notano però due stili diversi, alcune colonne, come quella
ricostruita, sono scanalate, mentre quelle del lato sud, a terra, sono lisce. Percorriamo il chilometro e mezzo che ci conduce all’acropoli dove vediamo già dal basso un tempio e dove ci sono le fortificazioni e i resti degli edifici della città. Peccato che anche quel tempio in posizione sovrastante il mare sia in restauro e le colonne sono nascoste dai tralicci. Riesco a fotografare solo due colonne libere, ma non ci si può avvicinare. Sempre sull’acropoli, cinta da alte mura, ci sono altri 4 templi, ma tutti crollati e se ne può immaginare l’imponenza sempre dalle colonne crollate e dagli enormi capitelli dorici. Ripercorriamo il percorso e torniamo al camper dove consumiamo il nostro sempre frugale pranzo.
Riprendiamo la strada statale che all’interno sfiora Castelvetrano e Mazara del Vallo e mi vengono in mente le immagini del tremendo terremoto della
Valle del Belice del 1968. Arriviamo a Marsala e usciamo dalla statale per seguire la costa. Arriviamo alla punta estrema occidentale dell’isola dove c’è un cippo che ricorda lo sbarco dei Mille l’11 maggio 1860. proseguiamo lungo la strettissima litorale e c’è una bella visuale sulle isole Egadi che ci accompagna fino alle saline: che spettacolo inaspettato (oddio, avevo visto le cartoline, ma non me l’aspettavo così!) siamo in Sicilia o in Olanda?
La strada si snoda stretta e tortuosa proprio al bordo delle saline e per alcuni chilometri continuiamo ad ammirare quello spettacolo
inaspettato. A un certo punto c’è anche l’imbarco per le rovine romane di Minozia sull’isola di S. Pantaleo, all’interno delle zone umide: ci spiace non poter andare, ma dove lasciamo il camper con le gatte? Non c’è un albero dove parcheggiare sotto il camper a vista d’occhio! L’acqua, dove non ci sono le saline è bassissima e calma per la presenza delle isole e ci sono molti surfisti che veleggiano sull’acqua. Rientriamo sulla statale quando la strada diventa difficile per il camper (poi ci hanno detto che occorreva ritornare sulla costa un po’ dopo per vedere le saline di Trapani, le
più grandi d’Italia e più belle di quelle di Marsala, con i mulini a vento vicino alla riva e alcuni visitabili. I mulini servono per pompare l’acqua di mare al livello superiore delle saline che sono su tre livelli. Passiamo sotto il monte di Erice e vediamo, dal basso il paese e la rocca proprio sulla cima, Giuseppe c’è stato, mi ha detto che è molto bello, ma ancora una volta dobbiamo rinunciare alla visita.
Da quel punto in poi l’isola è caratterizzata da montagne alte più di 1000 metri molto scoscese, isolate e a picco sul mare. Ci stiamo avvicinando a S. Vito Lo Capo, e il panorama che ci offre la natura
è veramente unico. La strada si snoda tra questi picchi offrendo scorci e spettacoli inconsueti con il contrasto della montagna da una parte e il mare dall’altra. Un mare di rocce su cui si infrangono le onde spumeggiando e formando soffioni alti. Da questa parte dell’Isola, la parte occidentale il mare è molto mosso e sicuramente non si potranno fare bagni, ma il paese è dall’altra parte della penisola, quindi spero che il mare sia più calmo. Entriamo a S. Vito lo Capo con le indicazioni di due campeggi e di un’area di sosta, ma ce ne andiamo quasi subito dopo aver visto la solita confusione
dei posti di villeggiatura rinomati, i campeggi brutti e lontani dal mare, l’area di sosta senza ombra.
ricostruita, sono scanalate, mentre quelle del lato sud, a terra, sono lisce. Percorriamo il chilometro e mezzo che ci conduce all’acropoli dove vediamo già dal basso un tempio e dove ci sono le fortificazioni e i resti degli edifici della città. Peccato che anche quel tempio in posizione sovrastante il mare sia in restauro e le colonne sono nascoste dai tralicci. Riesco a fotografare solo due colonne libere, ma non ci si può avvicinare. Sempre sull’acropoli, cinta da alte mura, ci sono altri 4 templi, ma tutti crollati e se ne può immaginare l’imponenza sempre dalle colonne crollate e dagli enormi capitelli dorici. Ripercorriamo il percorso e torniamo al camper dove consumiamo il nostro sempre frugale pranzo.
Riprendiamo la strada statale che all’interno sfiora Castelvetrano e Mazara del Vallo e mi vengono in mente le immagini del tremendo terremoto della
Valle del Belice del 1968. Arriviamo a Marsala e usciamo dalla statale per seguire la costa. Arriviamo alla punta estrema occidentale dell’isola dove c’è un cippo che ricorda lo sbarco dei Mille l’11 maggio 1860. proseguiamo lungo la strettissima litorale e c’è una bella visuale sulle isole Egadi che ci accompagna fino alle saline: che spettacolo inaspettato (oddio, avevo visto le cartoline, ma non me l’aspettavo così!) siamo in Sicilia o in Olanda?
La strada si snoda stretta e tortuosa proprio al bordo delle saline e per alcuni chilometri continuiamo ad ammirare quello spettacolo
inaspettato. A un certo punto c’è anche l’imbarco per le rovine romane di Minozia sull’isola di S. Pantaleo, all’interno delle zone umide: ci spiace non poter andare, ma dove lasciamo il camper con le gatte? Non c’è un albero dove parcheggiare sotto il camper a vista d’occhio! L’acqua, dove non ci sono le saline è bassissima e calma per la presenza delle isole e ci sono molti surfisti che veleggiano sull’acqua. Rientriamo sulla statale quando la strada diventa difficile per il camper (poi ci hanno detto che occorreva ritornare sulla costa un po’ dopo per vedere le saline di Trapani, le
più grandi d’Italia e più belle di quelle di Marsala, con i mulini a vento vicino alla riva e alcuni visitabili. I mulini servono per pompare l’acqua di mare al livello superiore delle saline che sono su tre livelli. Passiamo sotto il monte di Erice e vediamo, dal basso il paese e la rocca proprio sulla cima, Giuseppe c’è stato, mi ha detto che è molto bello, ma ancora una volta dobbiamo rinunciare alla visita.
Da quel punto in poi l’isola è caratterizzata da montagne alte più di 1000 metri molto scoscese, isolate e a picco sul mare. Ci stiamo avvicinando a S. Vito Lo Capo, e il panorama che ci offre la natura
è veramente unico. La strada si snoda tra questi picchi offrendo scorci e spettacoli inconsueti con il contrasto della montagna da una parte e il mare dall’altra. Un mare di rocce su cui si infrangono le onde spumeggiando e formando soffioni alti. Da questa parte dell’Isola, la parte occidentale il mare è molto mosso e sicuramente non si potranno fare bagni, ma il paese è dall’altra parte della penisola, quindi spero che il mare sia più calmo. Entriamo a S. Vito lo Capo con le indicazioni di due campeggi e di un’area di sosta, ma ce ne andiamo quasi subito dopo aver visto la solita confusione
dei posti di villeggiatura rinomati, i campeggi brutti e lontani dal mare, l’area di sosta senza ombra.
Ce ne stiamo tornando un po’ delusi e dispiaciuti di lasciare un posto con una natura così bella, quando, fermatici per ammirare il bel panorama dall’altro lato della penisola vediamo un gruppo di camper parcheggiati vicino al mare più sotto. Decidiamo di fermarci almeno per la notte. Il posto è stupendo, ma l’accesso al mare sugli scogli, possibile con il mare calmo è ora impraticabile. Pazienza, questa sera niente bagno. in compenso ci godiamo uno dei più bei tramonti della Sicilia.
Oggi abbiamo percorso 248 chilometri in camper.
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